Eserciti in campo

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Friday, May 06, 2011

Impero-Elfi Oscuri




In una giornata tersa a dall'aria limpida, le forze imperiali della frontiera avanzano contro una squadra di predoni Elfi Oscuri per cercare di rallentare la loro avanzata verso l'interno e le conseguenti razzie che seguirebbero immancabilmente di colpire la popolazione civile.
Guther Mannerhaim, Gran Maestro dei Templari del Sole Scintillante e la sua guardia personale si mossero quanto prima poterono fare per cercare di arrestare l'avanzata degli odiosi avversari.

Il sole era appena sorto all'orizzonte quando le due forze contrapposte si trovarono una di faccia all'altra.
Gli umani furono più lenti degli agili elfi a schierarsi in formazione di battaglia e quando riuscirono a completare lo schieramento, il cielo era ormai offuscato dai dardi delle micidiali balestre e baliste elfiche.


Grida di dolore si alzarono dallo schieramento umano, mentre uno dopo l'altro cadevano a terra i colpiti dai letali dardi.
Nonostante le perdite glu umani rimasero al loro posto ed un vivace quanto inutile tiro di controbatteria venne intentato per mostrare che le forze devote di Sigmar erano presenti, il tutto mentre gli ordini dei sergenti erano coperti dal rombo degli zoccoli dei cavalli da guerra che spezzavano il manto erboso della pianura mentre avanzavano contro le postazioni degli elfi.


La fretta fu cattiva consigliera però e le perdite prodotte nelle linee elfiche dal tiro impreciso degli umani furono ridottissime, senza contare che il potente carro a vapore rimase fermo al suo posto con fumi di vapore che uscivano violenti dalle sue valvole sovraccaricate dall'operato improvvido dello scienziato Alman Mac Deal.
Gli elfi rincuorati dalla pochezza della balistica umana avanzano a loro volta contro le forze imperiali per ingaggiare battaglia, ogni movimento protetto da un tetto di letali dardi di balestra che tartassa con letale precisione le linee avversarie. A farne spesa sono per primi gli Outriders che sulla destra provavano a farsi strada verso le linee elfiche coi loro fucili pronti a sparare, ma non sopravvivono alla pioggia di dardi che ne mietono inesorabilmente i ranghi.


Gunther, lo scudo divenuto un puntaspilli, alzò la voce al disopra del tintinnare dei dardi di balestra sulle corazze che rivestivano i suoi confratelli templari ed ordinò l'avanzata generale.
La linea umana mosse in avanti come un sol uomo, cercando di chiudere gli spazi con le forze avversarie per ingaggiarle in corpo a corpo e ridurre così l'esposizione al letale tiro elfico.
Squilli di trombe rieccheggiarono nell'aria mentre anche i Templari del Sole Scintillante piombavano sui cavalieri su Naggaronte, Brutali lucertole addestrate come bestie da soma, ingaggiandoli in un furioso corpo a corpo.
Sbuffando anche il carro a vapore avanzò verso la terrificante idra da guerra, travolgendola con la sua mole di acciaio e bulloni.

Lo schioppettio delle pistole dei giovani cadetti riempie l'aria, ma l'aver sparato contro la maga avversaria nascosta in bosco rende inutile il gesto eroico dei giovani figli dell'Impero, che nel contempo si espongono alla rappresaglia dei vicini multibalestrieri. Il problema viene risolto dalla provvidenziale carica della Centuria di Cerchia Interna del Lupo Bianco che travolge la linea dei tiratori elfi, pur caricando contro un letale tiro volto a scoraggiare la riuscita della manovra.

La polvere si posò sui corpi dei multibalestrieri elfici travolti dalla carica dei Templari della Cerchia Interna, che confidavano di aver salvato così i Pistoleri, ma rimasero sbigottiti quando li videro sparire avvolti da nere spire di fumo e cadere uno dopo l'altro fino a rimanere annientati.
Nel frattempo nuovi dardi piovono prima sui balestrieri umani, falcidiati dal micidiale tiro, e poi sul


L'idra da guerra scossa dall'impatto della carica del carro a vapore ma non doma, reagisce con efficienza e squarcia la corazza esterna del carro in due punti, scuotendone la possente mole d'acciaio. Nel frattempo lo scontro continua ed i cavalieri elfi oscuri soccombono dinanzi alla possenza del Gran Maestro dei Templari, che spazza la linea con la sua lama e grazie alla corono di lauri dorati ottiene la vittoria nel corpo a corpo per balzare poi in avanti contro i ranghi compatti della guardia Nera elfica.
Il razzo tempesta intanto lancia in cielo la sua ultima salva, che risulta assolutamente inutile, prima di soccombere sotto la pioggia di frecce elfiche. Il carro a vapore nel frattempo libera le proprie valvole, dando libero sfogo al vapore e spingendo in avanti la propria mole di acciaio contro il corpo dell'Idra. Il mostro uggiola di dolore e si volta verso la salvezza di un limitrofo stagno d'acqua in cui nascondersi. A nulla servono le fruste dei soggiogatori e la bestia caracolla fuori dal campo di battaglia in cerca di salvezza.




La maga degli Elfi Oscuri rientra nei ranghi dei multibalestrieri, cercando scampo dalle forze corazzate dei Templari della Cerchia Interna. Questi ultimi avanzano in cerca di un nuovo avversario da caricare, ma non trovano nessuno da ingaggiare, ed anzi, emersi dalla copertura del bosco sono fatti bersaglio dalle multibaliste elfiche.


La guardia nera subisce la carica dei templari imperiali, ma le perdite fra i suoi ranghi sono insignificanti e puntuale risponde con ritmica efficienza mortale, sollevando e riabbassando le alabarde da guerra e abbattendo un templare dopo l'altro. Solo lo stendardo di Sigismondo, stretto tra le mani del Capitano Imperiale, trattiene l'unità di cavalieri dalla fuga precipitosa. Il generale Elfico si accorge che qualcosa trattiene e ispira i templari a restare in corpo a corpo ed assiste anche alla dichiarazione di sfida del generale avversario, sfida che viene accolta dal suo secondo in comando, un implacabile guerriero la cui fama è nota in tutta Naggaroth e ben oltre il Mare del Nord.
Con un urlo a pieni polmoni gli spadaccini imperiali avanzano a passo di carica contro i multibalestrieri che circondano la fattucchiera oscura, e nonostante le salve di frecce volti a dissuaderli arrivano al contatto e travolgono l'unità elfica che oppone scarsissima resistenza. La stessa maga è travolta nel corpo al corpo.
Il tutto mentre salve di dardi elfici falcidiano i serventi del cannone, per mettere a tacere una volta per tutte la potenza di tiro imperiale.


Gunther vede cadere uno dopo l'altro i propri confratelli, fino a che non rimane il solo Capitano Imperiale Kurt Laghendert, la cui fine però è ormai certa, circondato com'è dalle soverchianti forze avversarie.

Gunther vede Kurt cadere e dalle sue mani scivolare lo stendardo che fino ad allora aveva tenuto alto il suo morale. La disperazione lo assale e la spada gli si fa pesante nella mano. Impossibile continuare a combattere, l'eroe di Naggaroth ha ragione della sua difesa e dopo poco il generale imperiale si accascia al suolo ridotto in un ammasso sanguinolento dai precisi colpi di spada elfica.
Il silenzio cade sul campo di battaglia. I pochi sopravvissuti imperiali si guardano spauriti intorno e solo la mole del carro a vapore ancora sbuffante nel centro del campo di battaglia dà quel minimo di morale neccessario a non lasciare in una fuga disordinata il campo di battaglia, ma è chiaro che la giornata è di Naggaroth e dei suoi figli.

Wednesday, May 06, 2009

IMPERO 13 - OSCURI 7

Si affrontano gli Oscuri di Simo, bisognoso di punti, e "le calzamaglie" di Vincio, che ha l'occasione di guadagnare il primo posto (temporaneo) in classifica. Gli eserciti sono quelli che conosciamo.La partita appare inizialmente piuttosto equilibrata. E nel segno dell'equilibrio nè le macchine da guerra dell'Impero, in particolare il lanciarazzi che tanto aveva fatto penare, nè le tre incantatrici dei Druchii riescono a fare la differenza. Le prime perdite significative le soffrono tutte gli Oscuri, con la distruzione delle ombre e della multibalista e le pesanti ferite all'idra da guerra. Con tiro e magia Simone riesce presto a liberarsi dei flagellanti. Il IV e il V turno sono caratterizzati dai corpo a corpo; in questa fase le incantatrici fanno a gara a trovare riparo... Dicevamo dei corpo a corpo: la differenza la farà il generale imperiale, in parte grazie al suo carro e all'irriducibilità, in parte grazie all'ormai famosissimo specchietto delle allod... specchietto di Von Helperstarfers (o qualcosa di simile). L'Impero perde i picchieri e la vicina unità sotto il tiro nemico (sopravvivono invece il distaccamento di spadaccini e i sopraggiunti cavalieri); i guerrieri Druchii, alla fine, nonostante il doppio tentativo offerto dallo stendardo da battaglia (ma sei o meno Simone proprio non è riuscito a farlo!), fuggono al termine del V turno. Ciò significa la perdita dell'unità, di due stendardi, di un assassino e dell'eroe (alfiere con lo stendardo da battaglia). Troppo per la conferma di un pareggio che sembrava alla portata.Alla fine sarà 13 a 7 per l'Impero, risultato che forse meglio riflette l'andamento dello scontro.Commentate gente... commentate. Please...E martedì la Waaagh! di nonmiricordoilnomelodevorileggeresulblog sfida gli Alti Elfi del Principe delle Stelle... e del suo drago. Nel campo dei pelleverde, intanto, lupi e cinghiali sono forzati tutti i giorni da mesi ad annusare pelle di drago... sapranno stanarlo ovunque nel campo di battaglia e non ne avranno paura. E su ebay, dopo l'annunciato sold-out, i biglietti per la sfida hanno toccato cifre da capogiro![Aggiornamento classifica e foto appena possibile...]

Tuesday, April 21, 2009

TORNEO WHFB 2009 - SKAVEN Vs NANI (13 - 7)

Non è un pareggiotto ma...
[28 Aprile - Aspettando Orchi Vs Elfi Alti]
La descrizione degli eventi è affidata ai protagonisti (commentare, please!). Su http://www.4shared.com/dir/13416603/632a13e0/Liste_WHFB_Torneo.html sono sempre disponibili le liste, mentre su http://www.4shared.com/dir/14847487/6d239f7f/Classifica_WHFB_Torneo.html è sempre disponibile la classifica aggiornata (pure editabile...).
Sotto alcune foto significative dello scontro.

Wednesday, April 08, 2009

Sigmar perde, Sigmar vince - reload

La piana era affollata di soldati imperiali misti a penitenti sigmariti. Tutti in attesa di una parola salvifica da parte di Arlonius, Arciprete di Sigmar autoproclamatosi tale dopo la battaglia avuta con le empie progenie del ratto cornuto, in realtà un ex-picchiere di terza linea che aveva avuto una folgorazione sulla via di Altdorf. L'aria era gonfia di eccitazione e di attesa, che grandi erano le speranze riposte nella capacità medianica nei confronti di Sigmar del nuovo condottiero imperiale, specie dinanzi alla battaglia che si avvicinava. Gli uomini di Sigmar avevano atteso a lungo la paga dai gabellieri imperiali, ma ancora non si era visto nessuno e le risorse scarseggiavano. Aver incrociato una spedizione mineraria nanica era stato letto da Arlonius come un segno di Sigmar e pertanto accolto con la salvifica certezza che era giusto spargere il sangue di quei nani per raccogliere il giusto frutto del loro lavoro. La convinzione della truppa non era tutta con Arlonius ma i suoi prodigi misti a una forte presenza di flaggellanti accorsi dalle limitrofe campagne aveva convinto anche i più diffidenti ad accogliere la versione prodotta dal "Profeta".
L'eccitazione salì all'imporvviso. Sul carro dotato di grifone apparve una figura paludata che stringeva un breviario Sigmarita in piena concentrazione. Pareva quasi sul punto di piegarsi su se stesso sotto il peso di una forza invisibile. Poi, mentre il fiato dei soldati veniva trattenuto ed un silenzio irreale scendeva nella piana, si risollevò in tutta la sua altezza e portate le mani al cielo urlò con voce stentorea "Fratelli! SIGMAR LO VUOLE!". Lance si sollevarono al cielo, mazze furono agitate mentre un fervore mistico pervadeva le forze imperiali in ogni rango.
Subitanea giunse una terribile scossa di terremoto che sconvolse in ogni dove l'assemblamento di uomini attorno al carro. Tende caddero, masserizie furono scompaginate e interi ranghi di uomini caddero a terra per la forza terribile del cataclisma. Lo stesso Arlonius cadde pesantemente dal carro che minaccio di ribaltarglisi sopra.
Un terrore atavico e superstizioso prese gli uomini che fino ad allora avevano inneggiato Sigmar e il suo profeta. Nel silenzio di sconcerto che seguì, Arlonius prese l'iniziativa e balzato sul carro nuovamente prese a comandare l'assetto da battaglia, le vesti inzaccherate di fango e escrementi di cavallo a seguito dell'atterraggio duro sul terreno, gli occhi febbricitanti e in preda al delirio mistico.
Gli uomini dell'Impero obbedirono con la disciplina che gli era propria, ma gli animi erano scossi e la cosa era evidente. Per tenere la disciplina e la voglia di combattere viva nelle sue truppe Arlonius si posizionò al centro della milizia cittadina, composta di picchieri e spadaccini, tenendo anche i suoi riottosi ufficiali vicino a lui. Poi ordinò l'avanzata.
Le forze imperiali avanzarono come un sol uomo verso la linea lucente di armature e armi che formavano la fitta schiera di nani difronte a loro, accompagnati dal rombo delle macchine da guerra che cominciavano a tirare contro le linee dei figli di Grugni. Ma la proverbiale precisione imperiale mancò alla prima salva, andando ad arare il terreno di fronte ai due schieramenti, con solo un colpo di bombarda che atterrò tra le linee nemiche, sollevando qualche guerriero dalla lunga barba e coprendo di polvere tutti gli altri.
Arlonius spronò ulteriormente i cavalli dell'altare da guerra, volendo arrivare rapidamente al contatto con il nemico, ma la sua foga gli fu fatale. Una ruota del carro si ruppe su un masso, proprio mentre dardi chiodati di balista provenienti dalle linee nemiche lo prendevano di mira. Il carro si inclinò da un lato, sbandando paurosamente e scompaginando l'intera unità di picchieri con il suo ondeggiare, mentre le energie magiche del carro piegavano la traiettoria di una palla di cannone indirizzata al grifone dorato e una balista mancava a seguito del movimento improvviso del carro a seguito della rottura del mozzo, un dardo prima destinato ai cavalli che trainavano l'altare si trovò improvvisamente la strada spianata per il petto del Profeta. Questi lo vide arrivare, sollevò il breviario mormorando una rapida preghiera ed ebbe solo il tempo di morire. Alla vista del Profeta esanime sul carro piegato e del grifone che lo sormontava che lambiva la polvere le Staffette del 13° Distaccamento di Nuln decisero che le perdite subite fino a quel momento erano abbastanza e voltate le spalle alle incombenti forze naniche, si diedero alla fuga. Mentre il morale dello schieramento imperiale vacillava e il dubbio di essersi imbarcati in un'avventura senza speranza cominciava a prendere il cuore dei figli di Sigmar, una voce calda e autorevole riempì le orecchie di Rascall, capitano imperiale e custode della reliquia del Grifone, che garriva sopra le linee compatte di picchieri: "L'impostore è caduto. Salva i miei figli!"
Pervaso da una forza e da un vigore ignoti, Rascall si erse sopra i rottami dell'Altare da Guerra e sguainata la spada che gli cingeva il fianco la puntò verso le linee dei nani urlando "Avanti figli di Sigmar!!! Avanti verso la battaglia!". Il suo incitamento raggiunse anche le propaggini più lontane della linea imperiale, come portata da un vento di speranza. A sottolinearle arrivarono anche una serie impressionanti di centri da parte delle artiglieri imperiali. Le linee naniche furono sconvolte da esplosioni, fumo e terra avvolsero i ranghi di disciplinati guerrieri e quando questi tornarono visibili erano meno fitti e una macchina da guerra, il pernicioso cannone organo, giaceva distrutto al centro dello schieramento avversario.
L'Impero riprese ad avanzare. Non potendo confidare più su una guida certa, e venendo meno anche le energie magiche, rintuzzate con maestria dai forgiarune nemici, non rimaneva che acciaio e polvere nera per piegare l'opponente e portare a casa la giornata.
Lo scontro arrivò feroce, subitaneo e coinvolse l'intero contingente appiedato imperiale e tutto il centro dello schieramento nanico. Picche ondeggiavano, spade si sollevavano, martelli calavano e salivano a ritmi cadenzati e letali, urla, scudi infranti, incoraggiamenti. Un vero bagno di sangue in cui non si chiedeva resa e non si concedeva. La guardia del corpo del generale nano attaccava con foga le linee sempre più sottili di picchieri umani, che si andavano stringendo attorno all'unica scintilla di speranza che ancora rimaneva loro, quella figura che reggeva uno stendardo con sopra un grifone e che non lasciava cadere mai lo spirito guerriero, ma anzi, invasato e coperto di sangue non suo continuava a combattere con cieca determinazione. Uno dopo l'altro caddero i picchieri, uno dopo l'altro si portarono via i determinati guerrieri che difendevano il generale nano. Alla fine le due unità si esaurirono e lo stesso generale nano si diede alla fuga (anche se per la verità a cedere furono i nervi dei portantini). Poi fu solo silenzio e morte.
Rascall, le mani insanguinate attorno all'asta dello stendardo, un'ascia strappata ad un guerriero nano nella battaglia nella destra, osservò la desolazione del campo di battaglia, il lutto dei flaggellanti che si erano radunati intorno ai rottami dell'altare da guerra, le truppe imperiali in fuga in lontananza, troppo sconvolte dalla durezza della pugna per resistere ulteriormente, i cadaveri dei picchieri che giacevano intorno a lui, in anelli concentrici sempre più stretti, morti, ma non sconfitti. Sigmar aveva perso. Sigmar aveva vinto

Thursday, March 26, 2009

NOTTE (battle_report by Luca)

Era una fredda notte quella che stava iniziando, una pioggia fine cadeva sul lucente ithilmar di cui erano fatte le vesti del Sire Amdir, il suo sguardo si posava, calcolatore, sulle fila nemiche, dall’alto egli scrutava. Sul campo un silenzio irreale.
Un fulmine. Un tuono. Il principe levò il braccio, il suo fedele drago, Ancalagon, ruggì, un grido: “ALL’ATTACCO!!”
Il drago chiuse le ali, la picchiata era inesorabile, velocissima. Il nemico udì lo sferzare dell’aria sopra le proprie teste, gli Skaven sgranarono i piccoli occhi rossi e digrignarono i denti accuminati. Pronti all’impatto, gli Skaven del Clan alzarono picche e scudi, i più coraggiosi riuscirono a tenere un occhio socchiuso per cercare di indovinare la direzione dell’attacco. Un secondo e il possente drago spiegò le ali e con un suono sordo si fermo a mezz’aria, a meno di un metro dalle punte delle lance protese verso di lui. I ratti, sussultarono e sorpresi abbassarono gli scudi, uno strattone alle briglie e le fauci si aprirono, il primo rango fu investito dal bruciante soffio infuocato. I sopravvissuti, ancora fumanti, decisero che per il momento era abbastanza e ruppero i ranghi per gettarsi in fuga. Quello fu il segnale! Gli scalpitanti Elmi d’argento balzarono in avanti al galoppo su entrambi i fronti per cogliere gli avversari sui fianchi, le lunghe spade dei Maestri di Spada di Hoeth vorticarono velocemente cercando di respingere un assalto di Ratti Notturni che, infiltratisi tra i ranghi elfici, cercavano di cogliere di sorpresa un’unità di arcieri rimasta scoperta, ma i ratti si dimostrarono più astuti e trassero i nobili spadaccini in una trappola portandoli a tiro dei micidiali Jezzail che, supportati dal fuoco assassino di alcune macchine Ratling non fecero fatica a penetrare la esile corazza elfica e annichilire i nobili guerrieri. Gli Elmi d’argento nelle vicinanze non ressero al panico e fuggirono in preda alla disperazione. Il principe, da lontano, osservava la scena, una lacrima rigò i sui nobili lineamenti, il furore crebbe dentro di lui e spronò Ancalagon verso quei vili Ratti che tanto avevano osato. Lo schiocco delle ali del drago mise all’allerta i manovratori del temutissimo Cannone Warp, in men che non si dica fu caricato e azionato. Un poderoso fulmine di luce verde fu scagliato in direzione del Principe Amdir, solo la benevolenza della Dea Isha protesse il nobile e la sua cavalcatura che con una virata evitò all’ultimo il letale colpo. Resisi conto del fallimento i serventi della macchina infernale si apprestarono a ricaricare, inserita l’ultima scheggia di pietra warp, però, si udì un “click”; un secondo e gli Skaven serventi capirono, si guardarono attoniti ma non fecero in tempo a imprecare. Un attimo dopo ciò che rimaneva di loro e del cannone non fu altro che un cratere fumante nel mezzo della boscaglia. Gli archi elfici si tesero e nonostante l’oscurità della notte i Monaci della peste videro un velo di bianche frecce trafiggere gran parte dei propri compagni. Nel momento i cui pensarono che il peggio fosse passato, si udì in lontananza l’inconfondibile fischio delle salve delle Multibaliste Artiglio d’Aquila che, con grande perizia, decimarono gli Incensieri della Peste poco lontani dai monaci. Durante tutta la battaglia i maghi si scontravano con potenti incantesimi ma si equivalevano senza arrecare danno agli uni o agli altri. Ancalagon aveva raggiunto i Jezzail, il fuoco della giustizia si abbattè nuovamente sui Ratti creando scompiglio sufficiente per convincerli ad abbandonare le loro armi di morte e a fuggire nelle retrovie. Ancora una volta, però, i Ratti si dimostrarono più astuti. Nascosta dietro gli scudi dei Jezzail era rimasta nascosta una Ratling che con un rumore metallico iniziò a ruotare. Era troppo tardi, una sferzata di innumerevoli schegge di metallo investì il Nobile Principe, la pelle fu straziata, le ossa si spezzarono, a nulla servì l’armatura che lo proteggeva, il corpo del valoroso guerriero stramazzò al suolo privo di vita. Così cadde il glorioso Amdir.
Ancalagon, suo fedele compagno da secoli immemori, ruggì per il dolore ed esplose un enorme getto di fiamme che investi i nemici nelle vicinanze incenerendone molti e mandando in rotta gli altri.
La perdita dell’amato Generale gettò gli Alti Elfi prima nello sconforto e subito dopo nella rabbia. I sacri Guardiani del tempio della Fenice avanzavano inesorabili e determinati verso il nemico. I Monaci della Peste, guidati dal Generale dell’armata Skaven, furono colti da un odio bruciante, spronarono gli schiavi e combinarono una carica contro i silenziosi e sinistri Guardiani della Fenice. Con movimenti rapidi e armonici le sacre alabarde si abbatterono sui nemici falciando i primi ranghi. A poco servì l’ultimo atto di coraggio del Generale Ratto che riuscì a prevalere su alcuni Guardiani. Ormai tutto era perduto.
Gli Skaven erano in Fuga, la battaglia era vinta ma nessun elfo gioiva, molti compagni leali e valorosi erano caduti. Ancalagon raccolse dolcemente le spoglie del suo padrone e volò via, verso i monti tanto sacri ai draghi. Là rimarrà finchè un nuovo guerriero non verrà a reclamare il potere del drago.

Tuesday, March 24, 2009

Grozzi Guai per i Tozzi

Polvere e sudore. Due parole per riassumere cosa avevano assaggiato gli Orchi della Waagh di Pelle Zcaduta. I ranghi di selvaggi avevano sfogato la loro frustrazione per la mancanza di azione sui goblin di passaggio, ma duravano poco e alla lunga stufavano. Così Grozzo Tezchio aveva deciso di far presente il suo malumore. Ma non era stata una scelta saggia. Pelle Zcaduta lo aveva malmenato e sbeffeggiato, tenendolo in vita solo per umiliarlo ulteriormente.
Erano stati giorni terribili per Grozzo Tezchio, ma poi era giunto il momento propizio per la vendetta. La Waagh aveva intercettato una spedizione mineraria di Tappi, e la voglia di menar le mani a lungo repressa aveva preso il sopravvento.
Le schiere indisciplinate si erano schierate a battaglia e Pelle Zcaduta aveva intimato a Grozzo Tezchio di recuperargli Nazo Ke Fuma, il suo cinghiale, acciocchè egli potesse scendere in battaglia. Grozzo Tezchio non se lo fece ripetere due volte e approfittò dell'incombenza per tirare una sorpresa al suo odiato Capoguerra.
"Szrappate via la pelle ai Tozzi!" urlò Pelle Zcaduta! E proclamò la Waagh.
L'orda di pelleverde balzò in avanti, correndo verso la massa di acciaio, muscoli e ferrea determinazione delle schiere naniche.
La foga dell'inazione prolungata fu fatale a Pelle Zcaduta che penetrò a fondo nelle linee dei nani, che piegarono volutamente il centro del loro fronte per inglobare all'interno di un abbraccio di acciaio la furia dei cavalcacinghiali che accompagnavano il Capoguerra. Vistosi circondato Pelle Zcaduta lanciò una sfida, poi un'altra, ma i nani che gli andavano incontro non erano il generale dei Tozzi, e nel mentre questi apriva varchi sempre maggiori tra le fila dei suoi guerrieri.
Fu troppo anche per i rozzi combattenti pelleverde. Le loro fila si scompaginarono e dopo un attimo di confusione piegarono in rotta. Pelle Zcaduta attese solo un momento, poi decise che era meglio cercare di recuperare le proprie forze in rotta e volse anche lui il cinghiale. Fu allora che la cinghia della sella, abilmente manomessa da Grozzo Tezchio cedette, lasciando il capoguerra a terra e mezzo stordito dall'impatto improvviso con il terreno. Per in Nani fu un gioco raggiungerlo e finirlo in un vorticare di asce. Il fianco destro dello schieramento Orco non esisteva più. Le restanti unità offrirono una resistenza di poco conto e alla fine lo scontro a sinistra si esaurì naturalmente.
Ma se agli occhi dei contingenti nani usciti dal combattimento a sinistra la battaglia pareva vinta, al centro la situazione era diametralmente opposta. La massiccia unità di selvaggi agli ordini di Grozzo Tezchio aveva piegato con la mera violenza della loro carica la pur poderosa formazione di Spaccaferro che coprivano la parte centrale del campo.
Grozzo Tezchio sorrise compiaciuto. Ora era padrone della Waagh. La sua promozione ben valeva le perdite subite. Altri Orchi avrebbero sopperito alle perdite. Gork sarebbe tornato a trionfare e il suo nome sarebbe stato ricordato a lungo.
Senza voltarsi indietro, comandò la ritirata delle restanti forze orchesche.
I nani restarono padroni del campo. Ma i loro morti sarebbero stati duramente rimpiazzati. Nelle alte volte della Karak sarebbero risuonati lugubr canti funebri per molte lune.

Friday, March 13, 2009

Che prezzo pagammo...

Il fumo della battaglia si alza mesto nella bruma del meriggio. Il campo devastato dai cannoni imperiali sembra un paesaggio della Desolazione del Nord. Dove prima c'erano campi arati, erba o bosco, ora tutto giace sconvolto, bruciato, disseminato di cadaveri di uomini ratto. Barellieri, cerusici e preti Sigmariti girano per il campo di battaglia, cercano tra i caduti un segno che possa indicare la necessità di un loro intervento. Non c'è gioia per il campo imperiale, le poche progenie del Ratto Cornuto che si sono salvate dalla battaglia si sono allontanate rapidamente, leccandosi le ferite, non curandosi dei loro numerosi caduti. Le perdite imperiali sono inferiori, ma non per questo meno dolorose. Intorno all'altare da guerra, dissacrato dalle empie energie degli uomini ratto e delle loro macchine, si raccolgono i deliranti pazzi che fino a poco prima avevano inneggiato alla fine del mondo. Molti hanno trovato in quel farneticare una profetica anticipazione: il loro mondo è finito, spezzato dai miasmi della peste. Altri sono ancora qui a mirare il corpo senza vita di colui che aveva avuto parole di speranza. Poco distante il sergente Branderg, il cappello corazzato tra le mani, il volto rigato da un pianto di rabbia, guarda immobile, davanti ai ranghi disciplinati dei picchieri da lui comandati, fermi in un ultimo saluto formale, il volto in pace dell'Abate Garnia, Arcielettore di Sigmar, profeta della luce. Colui che li aveva guidati in battaglia ed aveva infiammato i loro cuori. Affianco al corpo del Profeta, giaceva ricomposto da mani pietose, il Capitano Walder, che aveva combattuto in prima linea per portare lo stendardo da battaglia e che era caduto difendendolo. Branderg pensò anche ai dispersi, fuggitivi dal campo di battaglia che si erano allontanati scompostamente dal campo e di cui si era cominciata la ricerca da poco. Qualcuno era tornato, qualcun altro ancora no. Tutti avevano però contribuito a rendere il sacrificio del Profeta e del Capitano inutili. E questo nonostante il valore degli artiglieri di Nuln che avevano squassato con tiro metodico e preciso le linee avversarie, spezzandone l'impeto, mandando in rotta unità intere, devastando tutte le altre rimaste, senza un attimo di tregua e con precisione impressionante. O il valore dei suoi stessi picchieri, che uniti in un unico muro di lance avevano mantenuto il centro dello schieramento con metodica devozione e stoica risoluzione. Sigmar aveva vinto. Sigmar aveva perso. Mesto il fumo continuava a sollevarsi dal campo di battaglia sconvolto.

Commento a Impero - Skaven (10 -10)

Thursday, February 05, 2009

FINALMENTE!

Ragazzi, un salutone a tutti dal vecchio Simo, assente da queste pagine da troppo troppo tempo.
Finalmente! Finalmente rieccomi qui, finalmente si è giocata Elfi Oscuri VII ed. Vs Orchi VII ed. di Stefo. Finalmente si riprende con WH!
La partita è finita in parità, 10 punti per parte. Io e Stefo ci siamo divertiti parecchio, è stata equilibrata e discretamente giocata da entrambi. Non ho la classifica sottomano ma credo che con questo risultato il torneo è di Ste e, come tradizione, tocca pure dargli un premio, aaaaaaaargh!
Ho letto tutti i post passati (ammazza come mi avete criticato, etichettato come pizzettaro... giusto così, non replico), visto i video (fighissimi!), analizzato le proposte... Tiro le somme:
1
Verifica che il torneo è matematicamente aggiudicato e consegna premio a Stefo.
2
Verifica partecipanti nuovo torneo. Simo c'è, Ste penso pure, Vincio c'è, Mauro c'è. Lucone? Simone Guidobaldi, tu pure ormai sei dei nostri, vero? Lucone, daje... E possibilità di reclutare altri ragazzi per nuovi eserciti...
3
Regole.
A me sembra che la formula scorsa sia andata bene. Io dico 2000 punti, scelte speciali e rare tutte diverse (salvo il bonus 1+1 gratis tipo baliste, carri, ecc. quando previsto), 10 dadi potere di esercito come massimo, no personaggi speciali. Fin qui nessuna novità. E credo sia ok! Vuoi il personaggio da 600 punti su drago? Lo prendi e si ti arriva una cannonata o una trabuccata hai chiuso. 10 dadi potere? Il doppio 1 è dietro l'angolo... E così via!
E pure andata bene la formula andata con esercito che varia, ritorno con lista bloccata, magari stavolta con possibilitò di cambiare oggetti magici e stendardi magici per aggiungere un po' di pepe...
Proposta: a me non piace molto l'idea del roster completamente aperto. Io lascerei segreti gli oggetti magici ed il tipo di stendardi magici, tutto il resto da dichiarare con correttezza e solerzia all'avversario. Cioè: ma perchè mai devo sapere quante pergamene hai? O se quell'unità ha uno stendardo di carica +1D6''? O se quell'altra ha lo stendardo "Immuni alla psicologia"? Lo si scopre in battaglia come nell'eventuale realtà fantasy...
Date cenno anche voi su regole e apertura completa o meno del roster.
4
Tabellone di gioco componibile. Io voto NO per più motivi. Abbiamo un nostro tavolo, sfruttiamolo (Vincio, dove sta? In cantina a casa? Recuperiamolo...). Poi è a pezzi e aiuta per la stima di cariche e tiri (e abbiamo visto quanto sia brutto...). Poi non è texturizzato, pitturato, brutto! Allora, in caso, meglio uno figo! Ce ne sono... E comunque credo sia sempre meglio averne uno piatto da agghindare, caso per caso, con scenari... Un po' già ne abbiamo, possiamo prenderne altri... e sfruttare le regole che non usiamo quasi mai per terreni accidentati, campi di grano ecc. A casa dei miei comunque per ora si può giocare quando vogliamo.
5
Riguarda soprattutto me e Simone. Gli Oscuri della VII spingono e sono parecchio divertenti da giocare. E pure molto vari. Ottime truppe, ottime combinazioni. Possibilità di allestire armate solide e di puntare pure sul corpo a corpo puro, come mai! Il tiro è decisamente rimasto super! E la magia può essere devastante grazie ai nuovi poteri, alle nuove regole e ai nuovi oggetti! All'incantatrice suprema che ha comandato l'esercito contro gli Orchi ho dedicato l'immagine in apertura...
6
Io dico tutti a Orte per la braciolata. A Roma City per giocare... Benvengano gli amici caotici e tutti i nuovi!
7 (e 8, 9, 10, ecc.)
Viva il WHFB che torna e abbasso il WH40K che non deve mai partì...
Simo

Monday, January 19, 2009

orki-nani 13-7


Vittoria sofferta giunta proprio all'ultimo turno dopo una battaglia molto tattica e a tratti noiosa.
Il nano ha impostato la partita sul tiro e sull'attesa ,mentre l'orco ha dovuto cambiare più volte il piano di battaglia poichè un numero impressionante di animosità ha costretto l'esercito alla staticità..
Solamente una truppa orchesca(oltre ad un paio di fanatici)hanno raggiunto le fila nemiche,ma quest'ultima ha creato devastazione tra la truppa d'elite avversaria ed una memorabile sfida tra i due generali ha deciso le sorti della battaglia.
La vittoria del torneo non è ancora matematica..ma ormai è ad un passo..l'ultimo ostacolo rimasto sono gli elfi oscuri..accetteranno la sfida??
o si nasconderanno come da troppi mesi fanno???
Orchi (5) (3) 130
Impero (5) (2) 76
Nani ( 5) (2) 60
Bretonnia (5)(2) 54
Oscuri(5) 47
Caos (5) (1) 33